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- Fibrillazione atriale post-operatoria: l’impiego dei farmaci antiaritmici non è necessaro nella maggior parte dei pazienti
- Uno studio pilota prospettico è stato compiuto in 2 Centri Usa, Hoffman Heart Institute of Connecticut e al Saint Francis Hospital and Medical Center di Hartfort, dal marzo 1998 al febbraio 1999.
Lo scopo era quello di valutare gli effetti dell’impiego precoce dell’Ibutilide ( Corvert ) e del Propafenone ( Rytmonorm ) sulla durata della fibrillazione atriale e sulla durata della permanenza nell’ospedale.
Un totale di 42 pazienti con fibrillazione atriale dopo cardiochirurgia è stato randomizzato a ricevere Propafenone per os ( 600mg in una singola dose; n=20 ), Ibutilide ( 1mg e fino a 2mg se necessario; n=10 ) o solamente il controllo della frequenza ( n=12 ).
I farmaci da impiegare per il controllo della frequenza sono stati lasciati alla libera scelta dei Centri, anche se è stato incoraggiato l’uso dei beta-bloccanti.
A 24 ore la percentuale dei pazienti rimasti in fibrillazione atriale è stata: 0% nel gruppo Ibutilide, 65% nel gruppo Propafenone e 34% nel gruppo controllo della frequenza.
La percentuale di recidive è invece stata: 90% nel gruppo Ibutilide, 41% nel gruppo Propafenone e 58% nel gruppo controllo della frequenza.
I dati dello studio indicano che la fibrillazione atriale post-operatoria è transitoria e l’impiego dei farmaci antiaritmici non è necessaro nella maggior parte dei pazienti. ( Xagena )
Soucier R J et al, Med Sci Monit 2003; 9:PI19-PI23
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