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Nella fibrillazione atriale il controllo della frequenza ed il controllo del ritmo cardiaco non presentano differenze significative
Lo studio AFFIRM ( Atrial Fibrillation Follow-up Investigation of Rhythm Management ) ha confrontato due strategie terapeutiche nel management della fibrillazione atriale: il controllo della frequenza cardiaca con beta-bloccanti o il controllo del ritmo cardiaco con farmaci antiaritmici.

I pazienti che hanno preso parte allo studio avevano un’età di 65 anni o superiore, o inferiore ai 65 anni, ma con presenza di fattori di rischio per l’ictus.
La fibrillazione atriale doveva avere una durata totale, superiore o uguale a 6 ore, in uno o più episodi, negli ultimi 6 mesi.

Tutti i pazienti hanno assunto una terapia anticoagulante.

Non è stata osservata alcuna differenza tra i due gruppi, quello del controllo della frequenza e quello del controllo del ritmo cardiaco.

E' stato riscontrato, anche se il dato manca di significatività statistica, una tendenza a favore del gruppo che assumeva il beta-bloccante per il controllo della frequenza cardiaca nella riduzione dell’ictus ischemico, dell’ictus invalidante, dell’ospedalizzazione e dell’insorgenza di nuove aritmie.

Un numero maggior di pazienti nel gruppo che assumeva farmaci antiaritmici, ha dovuto interrompere la terapia anticoagulante. ( Xagena )

Fonte: 51st Annual Scientific Session of the American College of Cardiology, 2002

 
 
 
 
 
 
 
 

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